I MIEI ROMANZI

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Il Viaggio Più Lungo (2003)

Tre strade, tre vite, tre cammini; un punto di incontro, un’esperienza che sconvolgerà il destino di tre persone in fuga. In fuga da un delitto commesso per scampare alla morte, in fuga da un amore perduto che tormenta e trasforma.

Tre uomini che si incontrano, conoscono, avvicinano, litigano, aiutano, affezionano e legano.

Indissolubilmente.

Un marchio indelebile si imprime dentro e fuori i loro corpi, simbolo di una ricerca che troverà il suo epilogo in una notte che nessuno vorrebbe mai vivere.

Morte, libertà, indipendenza, emarginazione, lotta, amicizia, sopravvivenza, amore e un inquietante incontro nascono, crescono e si snodano sulla strada che porta da Mantova a Krauzberg.

Lungo questo viaggio… Il viaggio più lungo.

“La vita non ha rispettato me e io dovrei rispettare la vita? Vivendo come facciamo noi è normale andare contro le regole, altrimenti ci cercheremmo un lavoro, anche in nero, per mantenerci. Ci alzeremmo al mattino profumati dal doccia schiuma della sera prima, con in mente il mutuo da pagare e la nostra donna che probabilmente finge di avere orgasmi quando apre le gambe.

Vivi contro le regole e poi ti viene in mente di rispettarle? Non esiste Edo, non esiste!”

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l'mportante e non restare

L’importante è non restare

Cinque amici, cinque vite che corrono su un binario sempre uguale.

La fabbrica, l’affitto da pagare, fidanzate da sopportare e rimpianti da sotterrare.

Fino a quando la persona giusta nel posto giusto si lascia scappare la frase sbagliata.

E allora arriva il momento di sporcarsi la fedina morale, di avere rabbia prima che sia troppo tardi, prima che qualcuno spenga la luce.

“Siamo sempre arrivati ultimi nella vita, non c’è stato un solo giorno nel quale abbiamo potuto dire di essere stati i migliori. Gli altri, in un’ immaginaria corsa a tappe ci sono sempre stati davanti.

E noi dietro, ad arrancare, a masticare amaro, chiedendoci il perché di questo sfascio.

In tutti questi anni di anticamera abbiamo capito una sola cosa.

L’importante è non restare ma andare via, avere la forza di alzarsi quando tutti sono ancora seduti, avere le palle di abbandonare le nostre stanze vuote di sogni e piene di rimpianti, entrare in un posto nuovo senza desiderare la sicurezza, senza desiderare di sentirsi a casa, perchè ormai siamo uomini e il focolare ce lo siamo scordati da un bel pezzo”.

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stabile precariato

Stabile Precariato

“Ho scritto una poesia di un solo rigo su un vecchio muro

Vivo cercando il fondo e grazie a chi mi ha preso il futuro

Un ambulante vende sogni mezzi rotti ai bordi di quella via

ne ho comprati solo un paio ma a che mi serve la garanzia?”

STABILE PRECARIATO è la piccola storia ignobile di Vittorio, un ragazzo che vive solo all’estrema periferia di una grande città del nord. È una lettera scritta a Lorenzo, il migliore amico di sempre migrato a Berlino in cerca di fortuna, una confessione in piena regola di tutto quello che gli è capitato nell’ultimo anno di vita, la dolorosa decisione di vuotare il sacco.

STABILE PRECARIATO è una cascata di pensieri tremendamente reali, come la disoccupazione, l’affitto da pagare, i lavoretti saltuari e i colloqui allucinanti, fino all’approdo alla Lapsus, un noto call center dove potrebbe valere la citazione dantesca…

“Lasciate ogni speranza voi che entrate”.

STABILE PRECARIATO è una sassata contro la speranza, è una galleria di orrori quotidiani senza fine, una carrellata di personaggi che puoi incontrare solo dalla sponda sbagliata del fiume, una corsa senza freni verso un finale impossibile da immaginare.

STABILE PRECARIATO è una penna che non ha voglia di fermarsi, è un foglio di carta intriso di amarezza e risate, solitudine e rimpianto, di rabbia dentro al cuore.

STABILE PRECARIATO è quello che tanti giovani non vorrebbero mai vivere.

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Oh Belli Ciao!

Hey…Posso chiedervi un piccolo sforzo d’immaginazione?

Beh, iniziate a pensare a un lontano sabato sera di febbraio, anno 1992.

Provate, se potete, a sentire sulla vostra pelle il freddo, un cielo pieno di stelle e una luna piena che illumina dall’alto un minuscolo locale di Carpi, il Kalinka.

Metteteci sul palco una band di ragazzi piuttosto sprovveduti, delle canzoni irlandesi e il sottoscritto, un improvvisato e alticcio cantante, un ragazzone con il chiodo che non la smette di cantare a squarciagola pezzi che conosce a memoria.

E poi, come in un piatto d’altri tempi… Aggiungeteci una bella mano di destino, se lo trovate un pizzico di fortuna, mi raccomando non lesinate con gli ideali, un cucchiaio stracolmo di amicizia e infine, come guarnizione, un mucchietto di chilometri percorsi su strada, acqua e deserto.

Mischiate il tutto e otterrete… “Oh belli ciao!”.

La mia biografia ufficiale e romanzata, che racconta gli anni passati coi Modena City Ramblers! Un viaggio lungo quattordici anni, una storia che prende vita durante quella famosa serata del febbraio 1992 e che si snoda attraverso album di grande successo, tour interminabili, viaggi indimenticabili, con incontri, condivisioni, bevute, trionfi, cadute e furiose litigate. Lungo una strada che porta da Norimberga a Borgo Valsugana, luogo del mio ultimo concerto! Centinaia di chilometri, conditi da un autoradio che sputa fuori musica a tutto volume, una strada sbagliata, una strana autostoppista, un circo e dei poliziotti nervosi.

Duecento pagine di racconti e aneddoti, molti dei quali mai svelati, centinaia di righe scritte a rotta di collo in compagnia dell’amico scrittore Carlo Albè, l’unica cosa che potete fare è allacciare le cinture, girare la chiave della memoria e tenervi pronti, prima di urlare al cielo… “Oh belli ciao!”.

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CopertinaRuggine - Copia (2) VIVIDA

Ruggine (Morto per la Libertà?)

Il mio nome…Ettore.

E voi, chi siete, da dove venite e soprattutto, in cosa credete?

Una volta, dovete saperlo, ero un Partigiano dal viso scavato e la pelle ingiallita, la mia barba era sfatta e cullava labbra rotte dai tagli del vento.

Avevo ciglia lunghe e occhi bruni pronti a scrutare una strada, un quartiere, una città e un mondo impastato dal sangue di chi, come me, voleva solo vivere.

A vent’anni sono morto e quasi non me ne sono reso conto, a vent’anni sono caduto senza vedere il volto del mio assassino.

Un colpo, uno solo mi ha bucato la schiena, le palpebre si son chiuse, il respiro ha inciampato e non sono più riuscito a trovarlo.

La vita si è interrotta, come una ferrovia che si perde nel nulla e la terra davanti a me ha perso la luce, prima ancora che il destino mi mostrasse i suoi disegni.

A quattro passi dalla Liberazione.

Milano, corre l’anno 2015,così scrive il giornale che non sta più tra le braccia dello strillone, così recita una strana scatola elettrica piena di voci e vuota di verità.

Non so perché sono qui ma voglio mettermi in cammino, qualcuno mi ha chiamato, qualcuno ha riaperto i miei occhi per mostrarmi una citta che non riconosco più.

Vetrine scintillanti, auto silenziose, visi patinati e manifesti pubblicitari che ordinano la lista della spesa. L’uomo di oggi fagocita se stesso, senza sentire più il sapore della sua anima.

Oggi è il 25 Aprile e il sole bagna le strade, mentre le parole di chi non vuole ricordare affollano l’aria di un giorno piegato, sporcato dalla Ruggine del tempo.

Settant’anni fa le strade pulsavano e sventolavano le bandiere sotto lo strepitio dei nostri passi, sotto l’oceano disperato che annegò l’invasore.

Eravamo giovani dalle scarpe rotte, con le mani segnate dalla lotta, con le vene gonfie di rabbia e fame. Il mio nome è Ettore, sono tornato senza bussare alla vostra porta.

Continuo a camminare, anche se in fondo sono morto. Morto per la vostra libertà.

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E’ Tutto Loro Quello che Luccica

Mi chiamo Lorenzo Guasti.
Con un cognome del genere dovevo capire fin dalla nascita che le cose non mi sarebbero andate troppo bene.
Tutti mi chiamano Brace, merito dei capelli rossi, colpa del mio carattere sempre troppo acceso e incline alla battuta caustica; se sono in forma mi bastano un paio di frasi per demolire una persona, do il peggio di me quando ho torto.
Già, Brace.
E come la legna che fa fatica a spegnersi, ho provato a rimanere lontano dalla cenere, dalla paura di diventare come gli altri, servi del tempo e di un paese che tradisce, il suo. 

Il mio nuovo Romanzo – Spettacolo:  dal 20 ottobre ordinabile in tutte le peggiori librerie del suolo italico. Accorrete e smetterete di luccicare.
Anche voi.

Carlo Albè